Leggo spesso una considerazione che mi fa riflettere: ‘Il mio sito è messo bene su Google, l’abbiamo sistemato l’anno scorso, ma se qualcuno chiede a ChatGPT chi si occupa di questo servizio nella mia zona, io non ci sono. Come faccio a sapere se ci sono?’.
Onestamente, fino a poco tempo fa, quasi nessuno lo sapeva con certezza come fare a capire se ChatGPT ti stava ‘citando’.
C’è un secondo problema, forse ancora più fastidioso: se provi a cercare informazioni su questo argomento trovi guide scritte per sviluppatori piene di sigle e passaggi tecnici che non hanno alcun senso se il tuo lavoro è gestire uno studio medico o un’azienda, non un server. Il risultato è che tanti imprenditori sanno che ‘sta succedendo qualcosa’ con l’intelligenza artificiale e la ricerca online, ma non hanno idea di cosa fare al riguardo, né se davvero li riguardi.
Vediamo di mettere ordine.
In breve
Le persone non usano più solo Google, ma chiedono direttamente a ChatGPT, Perplexity o all’AI di Google e queste risposte spesso non portano nemmeno a un click sul tuo sito.
Per essere ‘presi’ da questi sistemi il sito deve parlare un linguaggio diverso: risposte dirette, domande esplicite, struttura chiara. Le basi tecniche sulla velocità o sui dati strutturati contano più che mai, forse anche più di prima.
Esistono strumenti nuovi ed emergenti come il file llms.txt, ma occhio a non farsi vendere fumo: non è ancora una cosa dimostrata
Perché non basta più piacere a Google
Per vent’anni la regola è stata semplice, almeno concettualmente: se il tuo sito è ben fatto, e Google lo capisce, allora comparirà nelle ricerche giuste. Punto.
Quella regola oggi vale ancora, ma non è più tutta la storia. Una fetta crescente di persone, e sarà sempre di più, non meno, non digita più una parola chiave su Google e non scorre dieci risultati. Fa una domanda diretta a un assistente AI e si fida della risposta che riceve. ‘Chi è il miglior [professionista] nella mia zona?’ ‘Come faccio a [risolvere questo problema]?’ Il chatbot risponde, magari cita una o due fonti e la ricerca finisce lì.
Se il tuo sito non è tra quelle fonti per quella persona semplicemente non esisti. Non è che sei in seconda pagina come poteva succedere su Google: ora sei fuori dalla conversazione.
Questo non significa che la SEO tradizionale sia morta, anzi, resta la base di tutto, come vedremo tra poco. Significa che si è aggiunto un secondo livello, con regole leggermente diverse, e ignorarlo oggi è come ignorare i motori di ricerca nel 2005.
Cosa cambia davvero per il tuo sito
Qui viene la parte che spesso viene spiegata male. Non serve un sito ‘per l’AI’ diverso da quello per le persone. La buona notizia è che le due cose vanno quasi sempre nella stessa direzione.
Un modello linguistico, quando deve rispondere a una domanda, cerca contenuto che risponda in modo diretto a quella domanda. Non gli interessa un sito pieno di frasi belle, ma vaghe tipo ‘siamo leader nel settore da anni con un team di professionisti qualificati’. Quella frase non risponde a niente. Alla AI interessa una pagina che dica in sostanza: ecco la domanda, ecco la risposta, chiara, in poche righe.
Per questo il formato domanda-risposta funziona così bene: non è un trucco SEO, è letteralmente il formato che questi sistemi preferiscono digerire. Se sul tuo sito hai una sezione FAQ scritta bene, hai già fatto metà del lavoro.
Come strutturare i contenuti perché l’AI (e le persone) li capiscano davvero
Tre cose, in ordine di importanza pratica:
Titoli e sottotitoli come domande vere. Non ‘Vantaggi del nostro servizio’, ma ‘Quali sono i vantaggi di questo servizio per la mia azienda?’. Sembra una sfumatura, non lo è: cambia completamente le probabilità che quel blocco di testo venga estratto come risposta.
Risposte autonome. Ogni sezione dovrebbe poter essere letta da sola, senza bisogno del contesto delle righe precedenti. Se per capire la risposta alla domanda 3 devo aver letto anche la 1 e la 2 quel contenuto è inutile per un motore AI, che spesso estrae solo un frammento.
Struttura visibile. Elenchi puntati, paragrafi brevi, un H2 ogni volta che cambi argomento davvero. Non per estetica: è letteralmente il modo in cui questi sistemi ‘vedono’ la gerarchia di un testo.
Le basi che nessuno racconta: velocità e dati strutturati
Qui si esce dalla parte ‘creativa’ e si entra in quella un po’ più noiosa ma decisiva. Un sito lento penalizza tutto, non solo Google: se una pagina impiega diversi secondi solo a rispondere, prima ancora di caricare il resto, difficilmente qualcuno, persona o crawler che sia, avrà pazienza di aspettare.
E poi c’è lo schema markup, i dati strutturati: un modo per ‘etichettare’ il contenuto in un linguaggio che le macchine leggono senza ambiguità. Non è visibile a chi naviga il sito, ma è probabilmente la cosa più sottovalutata di tutto questo discorso. Una FAQ scritta bene, ma senza il markup corretto, per un motore di ricerca o un’AI, rischia di essere solo testo generico in mezzo alla pagina e non un blocco di domande e risposte riconoscibile come tale.
Un esperimento ancora acerbo: il file llms.txt
Nell’ultimo periodo si parla parecchio di un file chiamato llms.txt. In pratica un piccolo elenco testuale che dovrebbe segnalare alle AI quali sono i contenuti più importanti del tuo sito, un po’ come il vecchio robots.txt fa con i motori di ricerca tradizionali.
L’idea è interessante, ma va detta una cosa con onestà, perché in giro si legge spesso il contrario: al momento nessun grande sistema AI, non ChatGPT, non Google, non Perplexity, ha confermato ufficialmente di usare davvero questo file per decidere cosa mostrare. Alcuni plugin lo generano automaticamente e lo vendono quasi come una scoperta miracolosa. Non lo è, almeno non ancora.
Il mio consiglio? Se hai già sistemato le cose che contano davvero, struttura, velocità, dati strutturati, implementarlo costa pochissimo e non fa danno. Ma non aspettarti risultati da un file che, ad oggi, potrebbe semplicemente non essere letto da nessuno.
Quindi? Cosa fare adesso?
Se devi scegliere da dove partire partirei da qui: prendi le domande che i tuoi clienti ti fanno davvero, prima ancora di scriverti o chiamarti. Non quelle che pensi dovrebbero farti, quelle vere. Trasformale in una sezione FAQ scritta con risposte dirette e autonome. Aggiungi il markup corretto. Controlla che il sito carichi in fretta.
Il resto, llms.txt, tool nuovi, sigle che cambiano ogni sei mesi, verrà dopo e conterà molto meno di quanto sembri oggi.
Fammi sapere.