Perché l’intelligenza artificiale non sta portando risultati nella tua azienda

Il copione lo conosco a memoria perché me lo raccontano quasi tutti allo stesso modo.

L’azienda decide di ‘iniziare a far qualcosa con l’intelligenza artificiale’. Qualcuno attiva un abbonamento a ChatGPT, il commerciale più giovane lo usa per scrivere e-mail a suo dire più efficaci, la segreteria per sistemare i preventivi, il titolare per farsi riassumere qualche documento. Passano tre mesi e il fatturato è identico, i clienti arrivano con la stessa fatica di prima e la conclusione è sempre la stessa: ‘L’intelligenza artificiale sarà utile per gli altri, ma da noi non serve.’

Nella quasi totalità dei casi che ho visto quella conclusione è sbagliata. Non perché l’intelligenza artificiale non sia stata magica come è stata venduta. È sbagliata perché il problema non è mai lo strumento, ma il totale disordine su cui viene appoggiato.

 

Il magazziniere più veloce del mondo

Immagina di assumere il magazziniere più veloce del mondo, che lavora 12 ore senza pause, che prende gli ordini in metà tempo, che non sbaglia mai un conteggio. Poi lo mandi in un magazzino senza scaffalature con tutti i pallet a terra, alla rinfusa, nessuna etichetta. Il registro delle giacenze è metà in un file Excel del 2021, metà nella testa di Franco che però sta settimana è in ferie.

Quel magazziniere non ti farà risparmiare tempo. Ti farà perdere lo stesso tempo di prima, solo più in fretta e con più confusione e dopo tre mesi dirai ‘Il magazziniere più veloce del mondo sarà utile per gli altri, ma da noi non serve.’

L’intelligenza artificiale è quel magazziniere. È una macchina che elabora informazioni a una velocità che nessun essere umano può eguagliare, ma elabora le informazioni che trova nello stato in cui le trova. Se le informazioni della tua azienda sono sparse, incoerenti, duplicate o semplicemente inesistenti in forma scritta, l’intelligenza artificiale ti restituirà output sparsi, incoerenti e duplicati. Solo in tempi record.

Che è, se ci pensi, il modo peggiore possibile di sbagliare.

 

Il test delle quattro domande

Prima di spendere un altro euro in strumenti, corsi o consulenze sull’intelligenza artificiale prova a rispondere onestamente a queste quattro domande.

1. Se domani mattina dovessi elencare i venti clienti più redditizi degli ultimi tre anni quanto tempo ti servirebbe?
Se la risposta è ‘un paio d’ore, devo incrociare il gestionale con le fatture e chiedere a Franco di controllare’ allora i tuoi dati commerciali non sono utilizzabili. Da nessuno, men che meno da una macchina.

2. Dove sta scritto cosa fa davvero la tua azienda?
Non parlo degli slogan usati su Linkedin quando si creano le inserzioni di lavoro. Parlo della descrizione precisa, quasi ossessiva di quali servizi, per quali clienti, con quali risultati, in quali zone e così via. Se questa descrizione esiste solo nella testa del titolare e viene raccontata in modo leggermente diverso a ogni preventivo allora non esiste non esiste.

3. Quando un cliente vi contatta dove finisce quella conversazione?
Nella email personale del commerciale? su WhatsApp? In un foglio stampato? Se la risposta cambia a seconda della persona non hai uno storico. Senza storico le macchine non saprebbero da che parte prendere.

4. Le informazioni pubbliche sulla tua azienda coincidono tra loro?
Sito, scheda Google My Business, LinkedIn, portali di settore, vecchie pagine mai aggiornate. Stessa denominazione, stessi servizi, stesso indirizzo, stesso numero? se la risposta è No anche per solo una di questi segmenti allora ci sarà un problema anche con

Se hai risposto ‘male’ ad almeno due domande su quattro (e non preoccuparti perché è la norma, non l’eccezione) allora non hai un problema di intelligenza artificiale. C’è un problema di ordine e, finché resta lì, qualunque tecnologia ci appoggi sopra amplificherà il disordine invece di risolverlo.

 

I tre livelli di disordine

Nelle PMI italiane il disordine informativo vive quasi sempre su tre piani distinti. Vanno affrontati in ordine perché ognuno regge quello sopra.

Livello 1
I dati operativi
Preventivi, commesse, fornitori, scadenze, materiali, tutta roba tipicamente distribuita tra il gestionale (usato al 30% delle sue funzioni), tre o quattro file Excel personali e la memoria di due persone chiave, quando va bene. È il livello più visibile e quello di cui tutti si lamentano. Non è però quello che ti fa perdere fatturato nel breve: è quello che ti fa perdere il tempo, per ora.

Livello 2
I dati commerciali
Chi ti ha contattato, quando, per cosa, com’è finita, quanto vale un cliente nel tempo, da dove arrivano davvero le richieste migliori. Qui il costo lo vedi e lo senti: senza questi dati stai decidendo dove investire in marketing basandoti su impressioni e le impressioni, in azienda, sono quasi sempre distorte verso il cliente più rumoroso, non verso quello più redditizio.

Livello 3
I dati pubblici
E arriviamo a quello di cui quasi nessuno parla: le informazioni che la tua azienda espone al mondo ovvero il sito, le pagine dei servizi, la scheda Google My Business, le citazioni su altri siti. Tutta questa mole di informazioni sparpagliate oggi non le legge più solo un potenziale cliente. Le leggono i sistemi di intelligenza artificiale. Quelli a cui il tuo prossimo cliente, sempre più spesso, sta chiedendo consiglio invece di aprire Google e scorrere dieci risultati.

Quando qualcuno digita ‘consigliami qualcuno per [il tuo servizio] in [la tua provincia]” su ChatGPT, Gemini o Perplexity quei sistemi devono capire tre cose: chi sei, cosa fai esattamente e se le fonti che parlano di te sono coerenti tra loro. Se il tuo sito descrive i servizi in modo vago, se la scheda Google My Business riporta una vecchia ragione sociale, se esistono pagine mai rimosse che raccontano un’attività che hai smesso di fare 10 anni fa allora il sistema non è in grado di ricostruire un profilo affidabile. E l’intelligenza artificiale davanti all’incertezza non azzarda mai e cita qualcun altro.

Non è che ti penalizza. Proprio ti ignora che è una forma di invisibilità molto più silenziosa e molto più costosa perché non la vedi da nessuna parte in nessun report. Questo è il punto in cui ‘mettere ordine nei dati’ smette di essere un tema tecnico interno e diventa direttamente una questione di clienti persi, quindi di fatturato, di cassa, di stipendi e così via.

 

Cosa fare prima di comprare qualunque strumento

1. Scrivi cosa fa realmente la tua azienda
Una pagina. Servizi reali con i loro nomi reali, non le categorie generiche del settore. Per chi lavori, in quali zone, quali problemi risolvi, cosa ti distingue in modo verificabile. Sembra banale, ma non lo è: è il documento che manca a ogni singola azienda con cui ho lavorato ed è quello da cui dipende tutto il resto, il sito, i preventivi, le risposte dell’intelligenza artificiale, perfino la coerenza di quello che raccontano i. commerciali. Tempo: mezza giornata, fatta bene.

2. Scegli un posto solo per i contatti
Uno. Non importa se è un CRM da quaranta euro al mese o un foglio condiviso ben fatto: importa che sia uno solo e che chiunque riceva una richiesta la registri lì. Nome, data, canale di provenienza, esito. Dopo sei mesi avrai qualcosa che oggi non hai: la mappa reale di dove nascono i tuoi clienti migliori. È il dato più prezioso della tua azienda e nella maggior parte dei casi semplicemente non viene raccolto. Tempo: due ore per impostarlo poi trenta secondi per contatto.

3. Allinea quello che dici in giro
Fai l’inventario di ogni posto in cui la tua azienda compare online. Verifica che denominazione, indirizzo, telefono e descrizione dei servizi coincidano ovunque. Rimuovi o aggiorna quello che è obsoleto. È un lavoro noioso e, va detto, senza gloria, ma è quello che determina se un sistema automatico riuscirà o meno a capire chi sei. Tempo: una giornata, almeno una volta l’anno.

Solo adesso, dopo aver sistemato i primi tre punti, introduci l’intelligenza artificiale. Su un processo solo. Uno. Il più ripetitivo che hai. Risposta alle richieste standard, prima stesura dei preventivi, sintesi delle recensioni, quello che vuoi, ma che sia uno.

Misuralo per un mese: quanto tempo prima, quanto tempo dopo, quanti errori. Se funziona passi al secondo. Se non funziona hai perso un mese invece di un anno e hai sprecato meno budget.

L’errore che vedo più spesso è quello di saltare i primi tre passaggi perché sembrano lenti e poco entusiasmanti e partire direttamente dal quarto. Lo capisco perché mettere ordine nei dati non si può mostrare in una riunione, non fa notizia, non dà la sensazione di stare al passo mentre comprare uno strumento sì. Ma è esattamente questo il motivo per cui, tra due anni, ci sarà una distanza incolmabile tra le PMI che hanno fatto il lavoro noioso e quelle che hanno comprato abbonamenti. Non perché le prime avranno una tecnologia migliore, ma perché saranno le uniche in condizione di usarla.

 

Cosa cambia quando il lavoro è fatto

Un’azienda che ha messo a posto i suoi dati ottiene tre cose insieme e tutte e tre contano.

Internamente le decisioni smettono di basarsi su impressioni. Sai quali clienti valgono, da dove arrivano, quanto costa acquisirli. Sugli strumenti, l’intelligenza artificiale inizia effettivamente a fare risparmiare ore perché lavora su informazioni strutturate invece che su frammenti.

Pubblicamente, ed è la parte che quasi nessuno collega, la tua azienda diventa comprensibile per i sistemi che oggi rispondono alle domande dei tuoi potenziali clienti. Diventa tutto coerente, verificabile e citabile il che significa comparire nelle risposte in cui oggi compare un tuo concorrente.

Non è un lavoro lungo. Nella maggior parte delle PMI si esaurisce in poche settimane di attività concentrata ed è un lavoro preliminare: farlo dopo non serve a recuperare, serve solo a scoprire quanto tempo è stato sprecato prima.

 

Da dove partire

Se leggendo il test delle quattro domande hai riconosciuto la tua azienda in almeno due risposte, il passo successivo è capire subito quale dei tre livelli ti sta costando di più.

Se vuoi capire ‘dove ti trovi’ scrivimi e ne parliamo trenta minuti. Ti dico cosa vedo, in che ordine lo affronterei e cosa puoi fare da solo senza di me. Poi decidi tu.

 

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