Un medico con quindici anni di esperienza prova a fare quello che fanno sempre più pazienti. Apre ChatGPT e scrive: “A chi posso rivolgermi a Pesaro per un dolore al ginocchio che non passa?”. Nella risposta compaiono due colleghi della sua città. Lui no.
La domanda è inevitabile: perché loro e non io?
La risposta onesta è che nessuno, al di fuori delle aziende che li sviluppano, sa nel dettaglio come questi sistemi scelgono chi citare. Diffidare di chi promette di “farti comparire nell’AI” è un buon punto di partenza. Sappiamo però cosa dichiarano ufficialmente Google e OpenAI, e sappiamo cosa serve perché un’informazione sia trovata, capita e ritenuta affidabile. In questo articolo trovi sei azioni concrete, tutte alla portata di uno studio e tutte coerenti con le regole della comunicazione sanitaria.
Se non l’hai ancora letto, parti dal primo articolo di questa serie: come sceglie un medico il paziente di oggi.
Come “decide” un’AI quale medico citare?
Un assistente di intelligenza artificiale non ha un elenco dei medici. Quando riceve una domanda come quella del ginocchio, cerca sul web, legge le pagine che trova e compone una risposta, citando alcune delle fonti che ha usato.
Google lo spiega nella sua guida sulle funzionalità di AI e il tuo sito web. AI Overview e AI Mode possono inviare più ricerche correlate in parallelo su diversi aspetti della domanda e poi mostrare un insieme di link a supporto della risposta. Per essere tra quei link una pagina deve essere indicizzata e idonea a comparire nella Ricerca Google: secondo Google non ci sono requisiti tecnici aggiuntivi né ottimizzazioni speciali da fare.
Anche ChatGPT cerca sul web. OpenAI usa un crawler dedicato alla ricerca, chiamato OAI-SearchBot, che i siti possono consentire per comparire nei risultati di ricerca di ChatGPT, separato dal crawler usato per addestrare i modelli.
Da queste indicazioni si ricavano tre condizioni ragionevoli. Per essere citato, uno studio deve essere:
- trovabile, cioè presente e leggibile per motori di ricerca e assistenti;
- comprensibile, cioè con informazioni chiare su chi è, cosa fa, dove e quando;
- credibile, cioè con dati coerenti e verificabili su fonti diverse.
Le sei azioni che seguono servono a queste tre condizioni. Ne ho parlato anche in perché uno studio medico non può fare pubblicità su ChatGPT, dove trovi alcuni dati sulle fonti citate dagli assistenti.
6 cose che uno studio può fare
1. Usare gli stessi dati ovunque
Nome, titolo, specializzazione, indirizzo, telefono, orari e sito devono essere identici su sito dello studio, scheda Google, portali e profili professionali. Sembra banale, ma è il problema più frequente: orari aggiornati sul sito e vecchi su Google, un indirizzo scritto in due modi diversi, una specializzazione indicata solo su un portale.
Un’informazione discordante confonde il paziente e rende più difficile, per qualunque sistema, ricostruire un profilo affidabile. Un’informazione che si ripete uguale su fonti diverse, al contrario, si conferma da sola.
C’è poi una fonte che vale la pena controllare: l’Albo unico nazionale della FNOMCeO, consultabile da chiunque, che riporta l’iscrizione all’Ordine. È il riferimento ufficiale che conferma chi sei.
2. Una pagina per ogni specialista
In un poliambulatorio o in uno studio associato, ogni medico dovrebbe avere una propria pagina sul sito con:
- nome, titolo e specializzazione;
- le aree di cui si occupa e le prestazioni che offre, spiegate in modo comprensibile;
- sedi e giorni in cui riceve;
- come prenotare una visita con lui o con lei.
È ciò che rende chiaro chi offre una prestazione. Ed è esattamente il tipo di informazione che il Codice di deontologia medica consente di comunicare: titoli, specializzazioni, attività, caratteristiche del servizio e onorari.
3. Contenuti scritti o rivisti da un medico, con nome e data
Google tratta la salute come un argomento “YMYL”, cioè uno di quelli che possono incidere in modo significativo sulla vita delle persone. Per questi temi, spiega nella guida su come creare contenuti utili, affidabili e pensati per le persone, i suoi sistemi danno più peso ai contenuti che dimostrano esperienza, competenza, autorevolezza e affidabilità. Tra le domande che Google suggerisce di porsi ci sono queste: i contenuti sono stati scritti o rivisti da una persona esperta? Presentano fonti chiare e informazioni su chi li ha scritti?
In pratica, i contenuti del sito dello studio dovrebbero avere:
- un autore medico indicato con nome e titolo;
- la data di pubblicazione e, quando serve, quella dell’ultima revisione;
- fonti citate quando si riportano dati o indicazioni;
- un linguaggio comprensibile a chi non è medico.
I contenuti più utili sono le risposte alle domande che i pazienti fanno davvero: come prepararsi a un esame, cosa aspettarsi dalla prima visita, quando è il caso di rivolgersi a uno specialista. Servono al paziente prima ancora che a Google.
4. Schede Google corrette, per lo studio e per i medici
Le linee guida di Google per i profili delle attività considerano i medici “professionisti” e prevedono regole precise:
- un medico può avere una scheda propria se lavora a contatto con il pubblico ed è reperibile nella sede verificata durante gli orari indicati;
- ogni professionista deve avere un solo profilo, non uno per ogni specializzazione;
- se più medici lavorano nella stessa sede, la struttura ha un profilo distinto e ogni profilo personale deve avere come nome solo quello del medico, non quello del poliambulatorio;
- il titolo, come “Dott.” o “Dott.ssa”, può essere incluso.
Tra le buone pratiche per comparire nelle funzionalità di AI, Google cita esplicitamente un profilo dell’attività aggiornato. Orari, telefono, categoria e sito vanno quindi controllati con regolarità.
5. Dati strutturati che corrispondono al testo
I dati strutturati sono informazioni inserite nel codice della pagina che descrivono in modo univoco chi sei. Il vocabolario più usato, schema.org, prevede tipi specifici per la sanità: IndividualPhysician per il singolo medico, PhysiciansOffice per lo studio e MedicalClinic per la clinica o il poliambulatorio.
Qui serve onestà. Google precisa che per comparire nelle funzionalità di AI non servono dati strutturati speciali, ma che quelli presenti devono corrispondere al testo visibile nella pagina. Sono uno strumento per descrivere bene lo studio, non una scorciatoia. Molti plugin, come quelli più diffusi per la SEO su WordPress, permettono di impostarli senza scrivere codice.
6. Lasciare le porte aperte e la strada facile
Le ultime verifiche sono tecniche, ma semplici:
- Il file robots.txt del sito deve consentire l’accesso a Googlebot e, se vuoi comparire nella ricerca di ChatGPT, a OAI-SearchBot.
- Le informazioni importanti devono essere scritte nel testo, non solo dentro immagini o PDF, e collegate tra loro con link interni: pagine dei medici, prestazioni, contatti.
- La prenotazione deve essere a un clic, online e al telefono. Se Google o un assistente indirizzano il paziente al tuo sito, il passo successivo deve essere immediato.
Anche le recensioni fanno parte di questo quadro, con regole precise per un medico: le trovi in recensioni online per medici.
Serve per forza una piattaforma per essere consigliati?
Le piattaforme di prenotazione possono essere un canale utile, e spesso sono tra le fonti che motori di ricerca e assistenti leggono. Ma nessuna piattaforma può garantire di “essere nell’AI”, e le indicazioni ufficiali di Google valgono per qualunque sito.
La base resta la presenza che lo studio controlla direttamente: il sito, la scheda Google, i dati coerenti ovunque. Se usi anche una piattaforma, la regola è sempre la stessa: gli stessi dati, aggiornati, in tutti i posti.
Cosa dicono le regole?
- La legge 145/2018 (art. 1, comma 525) consente alle strutture sanitarie private e ai professionisti sanitari comunicazioni informative con le sole informazioni funzionali alla sicurezza dei trattamenti, escluso qualsiasi elemento promozionale o suggestivo.
- Il Codice di deontologia medica (art. 56) limita la pubblicità informativa sanitaria a titoli, specializzazioni, attività, caratteristiche del servizio e onorari, e chiede che sia veritiera, corretta e mai ingannevole.
Le sei azioni di questo articolo sono informazione, non pubblicità. Rendere chiari, completi e coerenti i propri dati è esattamente ciò che le regole chiedono.
Domande frequenti
Come fa ChatGPT a scegliere quale medico consigliare?
Nessuno al di fuori di OpenAI conosce il dettaglio. Sappiamo che ChatGPT può cercare sul web e usa un crawler dedicato, OAI-SearchBot, per trovare le pagine. È ragionevole pensare che citi più volentieri fonti chiare, coerenti e affidabili.
Serve un’ottimizzazione speciale per comparire in AI Overview o AI Mode?
No. Google spiega che valgono le stesse buone pratiche della SEO: la pagina deve essere indicizzata e idonea a comparire nella Ricerca, i contenuti devono essere utili e affidabili, i dati strutturati devono corrispondere al testo e il profilo dell’attività deve essere aggiornato.
Un medico può avere una scheda Google personale se lavora in un poliambulatorio?
Sì, se lavora a contatto con il pubblico ed è reperibile nella sede durante gli orari indicati. La struttura deve avere un profilo distinto e il profilo del medico deve avere come nome solo quello del medico. Ogni professionista deve avere un solo profilo.
Quali dati strutturati usare per un medico o uno studio?
Schema.org prevede IndividualPhysician per il singolo medico, PhysiciansOffice per lo studio e MedicalClinic per la clinica. Non sono obbligatori, ma se li usi devono corrispondere alle informazioni visibili nella pagina.
Essere su una piattaforma di prenotazione garantisce di essere consigliati dall’AI?
No. Nessuno può garantirlo. Una piattaforma può essere una delle fonti che gli assistenti leggono, ma la base resta un sito chiaro, una scheda Google completa e dati coerenti ovunque.
Da dove partire?
Prenditi quindici minuti e fai questa verifica:
- cerca il tuo nome e quello dello studio su Google e su Google Maps;
- controlla la tua scheda nell’Albo unico nazionale della FNOMCeO;
- chiedi a due assistenti AI: “A chi posso rivolgermi a [la tua città] per [un problema di cui ti occupi]?”;
- confronta quello che trovi: nomi, indirizzi, orari, specializzazioni sono uguali ovunque?
Ogni differenza che trovi è un punto da sistemare. Nei prossimi articoli di questa serie parleremo di prenotazione e di come usare l’AI nello studio, e di cosa dire ai pazienti.
Se vuoi lavorare sulla presenza online del tuo studio nel rispetto delle regole della professione, scopri come lavoro con medici e poliambulatori e scrivimi.
Fonti: Google Search Central, “Funzionalità di AI e il tuo sito web” e “Creare contenuti utili, affidabili e pensati per le persone”; Google, linee guida per la rappresentazione delle attività su Google; OpenAI, documentazione sui crawler; schema.org; FNOMCeO, Albo unico nazionale e Codice di deontologia medica (art. 56); Legge 30 dicembre 2018, n. 145, art. 1, comma 525. Fonti verificate a novembre 2026.